Il sodio
Fonti alimentari
Nei paesi occidentali e in Italia un adulto consuma mediamente 6-15 g di sale (NaCl) al giorno, corrispondenti a circa 2.3-6 g di sodio (1gr NaCl = 0,4 g NA).

Nella nostra dieta il 36% circa del sodio deriva dal sale "aggiunto in cucina o a tavola" (sodio discrezionale), mentre il 64% deriva dal sodio impiegato nelle trasformazioni artigianali o industriali dei cibi (cloruro di sodio o glutammato di sodio) e da quello contenuto naturalmente dagli alimenti stessi (sodio non discrezionale).
Il sodio apportato dai cereali e derivati (come il pane) costituisce il 42% del sodio non discrezionale (1,5-4g), seguono carne/uova/pesce (31%) e latte e derivati (21%) per via del sale aggiunto durante i processi di confezionamento (da Società Italiana di Nutrizione Umana).
Cenni di fisiologia
Il contesto corporeo medio di Na in un uomo adulto è di circa 92 g, di cui 46 g si trovano nei liquidi extra-cellulari, 11,5 nei liquidi intercellulari e 34,5 sono sequestrati nell'osso.
Il sodio viene assorbito a livello del tenue distale e del colon. La sua concentrazione nei fluidi extra-cellulari è regolata dal tubulo renale (mediante l'aldosterone). Perdite obbligate di sodio si verificano tramite le feci e la sudorazione (7%).
Il sodio svolge importanti funzioni di regolazione del volume dei fluidi extra-cellulari e dell'equilibrio acido-base.
Fabbisogno di sodio
Nei soggetti adulti sani: la CEE raccomanda l'assunzione di 1,5-8,8 g di sale al giorno.
In gravidanza: la raccomandazione in gravidanza e durante l'allattamento è la stessa di quella nell'adulto.
Nei bambini: le RDA americane propongono livelli di assunzione raccomandati distinti per fasce di età del neonato, del bambino e dell'adolescente.
La dieta iposodica
 Il razionale
Le effettive esigenze di sodio in un individuo adulto sono molto minori rispetto alla comune introduzione con la dieta.
Questa abitudine alimentare (ben compensata in un individuo sano con una corretta escrezione urinaria di Na) può risultare dannosa in pazienti con patologie associate a ritenzione sodica. Infatti la ritenzione di sodio determina un aumento del volume dei fluidi extra-cellulari: l'acqua viene richiamata al di fuori delle cellule per mantenere costante la concentrazione del sodio, determinando ritenzione idrica, edema, ipertensione arteriosa. Esiste un diretto rapporto tra l'apporto di Na e aumentati valori di pressione arteriosa sistolica e diastolica.
Questa relazione è di tipo continuo, non esiste cioè un livello di introduzione del sodio sotto il quale l'effetto non si manifesti. Secondo alcuni studi la riduzione del consumo di sodio si traduce in un apprezzabile diminuzione della mortalità per eventi cardiovascolari acuti (Law et al, 1991).
Le diete iposodiche variano a seconda della effettiva necessità del paziente e oscillano tra 1 g e 3 g di sodio al giorno.
Indicazioni della dieta iposodica
La dieta iposodica è indicata in tutti i casi di ritenzione sodica e pertanto nelle seguenti condizioni patologiche:
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Cura e prevenzione della ritenzione idrica edemigena
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Ipertensione arteriosa
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Obesità/Sovrappeso
Ipertensione associati ad obesità
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Cardiopatia con scompenso cardiaco cronico
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Nefropatia acuta/cronica, sindromi nefrosiche
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Cirrosi epatica avanzata con ascite
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Pazienti in terapia cortisonica
Consigli utili nella pratica clinica
Generalmente la restrizione di sodio nella dieta risulta scarsamente accettata dal paziente per la scarsa palatabilità dell'alimento.
Il medico deve:
E' importante ricordare al paziente che numerosi medicinali e bevande confezionate contengono sodio in quantità variabili e che sono disponibili numerosi libri di ricette di cucina iposodica.
Nei pazienti obesi o in sovrappeso e ipertesi è fondamentale l'associazione di una dieta iposodica con una ipocalorica.
CONSIGLI UTILI PER SEGUIRE UNA DIETA IPOSODICA 
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